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Il Garante per la protezione dei dati personali "bacchetta" la Guardia di Finanza della Puglia |
Scritto da: Lorenzo Lorusso - Votato 4.99 di 5, 1334 utenti che hanno votato. Privacy, la Guardia di Finanza ci ricasca? Secondo noi - ma se qualcuno interpreta diversamente la sentenza del Garante per la protezione dei dati personali ce lo dica o lo scriva - la Guardia di Finanza della Puglia e, nello specifico, la Compagnia di Monopoli e la Tenenza di Putignano (cittadina, quest'ultima, molto più famosa per il suo carnevale) hanno impropriamente interpretato la legge 675/1996, normativa più comunemente nota come legge di tutela della privacy. Il caso specifico riguarda il Maresciallo Aiutante delle Fiamme Gialle Pascal Scatigno, parte attorea nel procedimento ("denunciante") che ha visto quale convenuta ("denunciata") proprio l'amministrazione da cui direttamente dipende. Il Maresciallo aveva chiesto, mediante una regolare istanza, di potere accedere ai dati personali che lo riguardano, «custoditi agli atti della Compagnia (...) anche in forma elettronica». Ciò con riferimento a «documenti, atti, relazioni, note di servizio» comunque riferibili all'interessato. Ma non ottenuto tutto il dovuto entro i termini previsti Scatigno si era rivolto all'Autorità Garante, la quale invita la Guardia di Finanza, ai sensi dell'art.149 del Codice, ad ottemperare alla legge e quindi a fornire riscontro alle richieste del ricorrente. Ma la Guardia di Finanza ottempera - in tutta fretta - e solo nel corso del procedimento, ulteriormente stimolata proprio dal Maresciallo Scatigno, il quale ha chiesto anche quella parte della documentazione che mancava. Insomma, sicuramente una brutta figura per il Comando pugliese della Guardia di Finanza, il quale, nella fattispecie, viene condannato anche al pagamento di 250 euro a favore di Scatigno, quale parziale ristoro delle spese di ricorso. Non si comprende per quali ragioni un'amministrazione quale quella della Guardia di Finanza, con una struttura così elenfantiaca (circa 70.000 dipendenti) abbia ancora oggi qualche difficoltà nell'applicazione puntuale di alcune normative molto importanti, quali appunto la legge 675/1996 (privacy). E' un po' come un déjà vu questa vicenda, un qualcosa che in un recente passato abbiamo già avuto modo di riscontrare con l'applicazione della normativa riguardante la trasparenza degli atti amministrativi, ovvero la la legge 7 agosto 1990, nr. 241. Lorenzo Lorusso | ||||
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