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ESCLUSIVO: "GUARDIA DI FINANZA E AMIANTO" |
Scritto da: AVV. EZIO BONANNI - Votato 5.00 di 5, 2480 utenti che hanno votato. Dall'Avvocato Ezio Bonanni di Latina riceviamo, e volentieri pubblichiamo, un prezioso contributo sull'annoso e doloroso tema dell'amianto, che ha già visto vittime inconsapevoli alcuni dipendenti della Guardia di Finanza sia in servizio sia in congedo. Ma a questo punto ricordiamo ai nostri affezionati lettori che le fibre di amianto (ne basta anche una sola) dopo essersi depositate nell'apparato respiratorio umano possono sviluppare un tumore anche dopo alcuni decenni dal deposito. Taluni Comandi della Guardia di Finanza, investiti del problema mediante delle istanze finalizzate a vedere riconosciuta l'esposizione alle fibre di amianto, hanno persino negato il rilascio del "curriculum lavorativo", necessario affinché l'INAIL possa avviare l'iter procedurale per il dovuto risarcimento. In un'altra sezione del nostro sito internet (quella in cui sono pubblicati, in formato pdf, tutti i numeri del nostro giornale cartaceo) coloro che fossero interessati a visionarli potranno vedere pubblicati alcuni documenti relativi alla Regione Friuli Venezia Giulia, laddove sono stati frapposti dei dinieghi da parte dell'Amministrazione adita. La Redazione INTERVENTO SUL TEMA "AMIANTO E GUARDIA DI FINANZA" La storia dell'amianto è un'odissea tragica e drammatica che ha coinvolto milioni e milioni di lavoratori italiani che, per decine di anni, per l'indifferenza di molti, sono rimasti esposti alla pericolosa fibra killer. Sono dell'inizio del '900 i primi studi del prof. Scarpa ed alla fine degli anni '30 il prof. Vigliani aveva ormai assunto consapevolezza che l'asbestosi era legata all'esposizione all'amianto e fin dalla metà degli anni '60 non ci sono più dubbi che il mesotelioma, il carcinoma polmonare sono causati o quanto meno concausati dall'amianto e gli ultimi studi hanno dimostrato che il pericoloso silicato fibroso influisce su tutti i processi cancerogeni se non altro perché deprime le difese immunitarie dell'organismo umano. Il bilancio sembra quello di guerra, in quanto nella sola industria privata l'INAIL riconosce circa 1000 mesoteliomi e 3000 carcinomi, ad esito tendenzialmente mortale, ogni anno, come malattie professionali. Si tratta dunque di una vera e propria emergenza sanitaria e sociale, oltreché ambientale, in quanto il territorio nazionale è ancora disseminato di materiali in amianto, che per forza di cose, anche se a struttura compatta, danno corso al rilascio di fibre se non altro per l'usura del tempo e degli agenti atmosferici. La prima legge che riconosce queste patologie professionali è la 455 del 1943, per il settore privato: il legislatore è dunque a conoscenza del rischio amianto fin dagli anni '40 ed è inadempiente nei precetti costituzionali di tutela della salute, di cui agli artt. 32 e 41 della Costituzione così nella società e nei luoghi di lavoro. Non avrei mai creduto che anche i militari della Guardia di Finanza fossero a richio malattie professionali asbesto correlate, è stata l'esperienza triestina che ci ha reso consapevoli che questo rischio c'è ed è concreto. L'epilogo è stato tragico: un militare della Guardia di Finanza, che aveva donato tutta la sua vita lavorativa allo Stato ed alla collettività, è stato colto da mesotelioma ed è morto in poco tempo, in modo drammatico e tra atroci sofferenze. E' stato impossibile anche iniziare l'azione giudiziaria, in quanto dopo avere conferito l'incarico, questi è deceduto. Con successive ricerche è emerso che altri militari sono deceduti per mesotelioma e che l'unica causa non può che essere l'amianto inalato in dosi massicce nei luoghi di lavoro. Ma questa fibra killer non ha livelli sotto i quali non c'è rischio ed anche poche arrecano comunque danno all'organismo, per i processi che abbiamo sopra evidenziato. Conseguentemente, coloro che hanno inoltrato la domanda di certificazione all'INAIL debbono chiedere anche all'INPDAP ed in caso di mancato riscontro agire innanzi la Corte dei Conti Regionale per ottenere il giusto riconoscimento del risarcimento contributivo di cui all'art. 13, comma 8, legge 257/92, perché di risarcimento si tratta e non di benefici contributivi, come dice la norma, che sembrerebbe alludere ad una graziosa concessione dello Stato agli esposti all'amianto; ma che così non è! Questi sono delle vittime, in ogni caso, anche se non sviluppano la patologia, in quanto lo Stato era a conoscenza del rischio amianto, ma non lo ha bandito, se non dopo la Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1990, e non è nè bello nè simpatico vivere col pensiero di correre il rischio di sviluppare la patologia: ecco perché il beneficio contributivo è in realtà un risarcimento contributivo. Il danno si è comunque creato nell'organismo di questi lavoratori, ivi compresi i militari che come gli altri sono dei lavoratori, seppure con le stellette: questi hanno lavorato per noi, per la collettività, edificando lo Stato sui principi di democrazia e di libertà, non sono vittime di una guerra o di un nemico, ma soltanto di una scelta legislativa che ha imposto l'uso dell'amianto, nella consapevolezza che questo fosse dannoso per la salute. Ora se questi militari chiedono che si applichi una legge dello Stato, ritengo giusto che lo Stato adempia, senza cause e senza altro. Ma se lo Stato non dovesse adempiere ad applicare una sua stessa legge, allora l'unica via sarebbe quella di ricorrere alla Magistratura o in sede internazionale. La mia esperienza e quella delle Associazioni e delle vittime è purtroppo lastricata di ricordi e di segni di questi inadempimenti e di battaglie processuali, combattute per ottenere quanto era già di diritto di lavoratori destinati ad ammalarsi o comunque a vivere con l'angoscia di potere vedere quella bestia crudele scatenarsi nel loro organismo e distruggerlo, in poco tempo. La storia di questo militare della Guardia di Finanza, del quale ora assisto gli eredi, mi ha molto colpito, per la morte quasi immediata, tragica e drammatica, senza che nessuno si attivasse se non l'Associazione Esposti Amianto Friuli Venezia Giulia e nel mio piccolo, ho tentato di dare il mio contributo, purtroppo ininfluente. L'attività dell'avvocato rischia di essere inutile in questi casi, quando il destino crudele della persona assistita è già segnato ed è difficile anche ottenere giustizia, perchè si tratta di patologie il cui tempo di latenza è fino a 50 anni, e il tempo si sa cancella o rende sfumato ogni fatto ed ogni ricordo. E' quasi impossibile risalire ai reponsabili che comunque potranno difendersi sostenendo che era lecito e legittimo usare l'amianto, perchè così disponeva la legge dello Stato!!! Con le Associazioni e con le vittime abbiamo ricorso a Strasburgo per fare valere gli impegni internazionali assunti dalla Repubblica Italiana, primo fra tutti l'obbligo di tutelare la vita, ma sembra che lo Stato se ne sia dimenticato, speriamo in un risveglio ... Avv. Ezio Bonanni (Latina) Per approfondire l'argomento suggeriamo la consultazione dei seguenti siti: http://www.finanzieridemocratici.it/downloads.php?a=cat&cid=7 (Sezione del sito dei Finanzieri Democratici, il giornale Il Movimento in formato pdf) http://www.aea-fvg.org/ (Il sito dell'Associazione Esposti Amianto del Friuli Venezia Giulia) http://gaetanotoro.blogspot.com/ (L'interessante blog del nostro amico e socio Gaetano Toro) http://www.friulweb.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=257:sos-fvg-emergenza-amianto-&catid=29:ambiente&Itemid=58 (S.O.S. FVG Emergenza Amianto) http://www.triesteoggi.tv/news.php?post=2707 (Trieste Oggi, News 24) http://www.wikio.it/news/Lorenzo+Lorusso+di+Trieste ( Wikio-News Your Way) | ||||
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